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Autismo. Un test dell’udito alla nascita potrebbe anticipare la diagnosi

Lo screening uditivo neonatale già ampiamente utilizzato in tutto il mondo potrebbe servire per indicare i bambini a elevato rischio di autismo.Una risposta lenta agli stimoli sonori potrebbe infatti indicare che il bambino ha maggiori probabilità di sviluppare il disturbo del neurosviluppo.  “Un test dell’udito ai neonati potrebbe aiutare a individuare i bambini a elevato rischio di autismo.” – University of Miami –

Il legame tra alterazioni dell’udito dei neonati e autismo non è inaspettato. Le anomalie uditive rientrano nel quadro clinico dell’autismo e vengono diagnosticate in quasi tutti i bambini che soffrono del disturbo dello spettro autistico.

La novità è che queste anomalie potrebbero essere presenti e riconoscibili già alla nascita.

I ricercatori hanno analizzato gli esiti dei test uditivi condotti di routine su 140mila neonati e li hanno poi confrontati con i dati dei registri pediatrici, scoprendo che i bambini con una diagnosi di autismo avevano mostrato delle anomalie della capacità uditiva alla nascita.  Più precisamente, gli scienziati hanno osservato che tutti i 321 bambini con autismo avevano un ritardo nella risposta agli stimoli sonori appena nati.

Per valutare la capacità uditiva dei neonati si ricorre all’esame dei potenziali evocati uditivi (Auditory Brainstem Response, ABR)

che consiste nel registrare l’attività del nervo uditivo in risposta ai suoni trasmessi attraverso elettrodi posizionati sulla testa. È un esame che non richiede la partecipazione attiva dell’esaminato ed è quindi ideale nei bambini piccoli e nei neonati in particolar modo. Ebbene, nella valutazione audiologica dei bambini che avevano ricevuto una diagnosi di autismo si osservava un difetto ricorrente: una risposta più lenta agli stimoli sonori soprattutto nell’orecchio destro.

Non a caso l’autismo è caratterizzato proprio da difficoltà di comunicazione e talvolta di comprensione del linguaggio.

Attualmente la diagnosi di malattia non può essere fatta prima dei 4 anni. Ma questa scoperta apre alla possibilità di sviluppare un test semplice, economico, utilizzabile anche su bimbi piccoli. Un test dell’udito ai neonati che vada a caccia proprio di un eventuale deficit uditivo tipici dei bimbi autistici, in grado di individuare un rischio di malattia prima ancora che questa faccia il suo esordio.

«L’importanza di diagnosticare l’autismo precocemente durante lo sviluppo del neonato e del bambino, quando gli interventi possono avere il maggiore impatto, è assodata. Qualsiasi strumento aggiuntivo in grado di fornire indizi diagnostici sarebbe inestimabile», ha dichiarato Oren Miron, dell’Harvard Medical School, autore principale dello studio.

Gli scienziati sono inoltre convinti di poter sfruttare le potenzialità dei test uditivi neonatali anche per riconoscere altri disturbi dello sviluppo come i deficit del linguaggio.

Fonte: healthdesk.it – medicalive