Potenziali evocati uditivi – esame elettrofisiologico

Potenziali evocati uditivi – tronco encefalici – è un esame volto a studiare la funzionalità dei nervi periferici sensitivi. 

Potenziali evocati uditivi – esame elettrofisiologico – per analizzare la sensibilità, qualità e tempi di risposta di tutti i nervi periferici sensitivi. Questa indagine diagnostica serve quindi a rilevare la presenza o meno di un deficit uditivo o di una sordità e la sua tipologia.   

Tramite l’esame abr – si può verificare la presenza di una patologia retrococleare a carico del nervo acustico. Viene effettuato ai bambini che non superano lo screening uditivo neonatale, a chi presenta il rischio di neuropatia uditiva, una disfunzione delle vie nervose uditive, che trasmettono l’informazione sonora dall’orecchio al cervello. 

L’esame abr potenziali evocati uditivi – è utile per tutti quei pazienti “non collaboranti” – per tanto può essere effettuato a qualsiasi età per stabilire la presenza e il tipo di sordità.

Come si esegue abr test

Attraverso l’ausilio di elettrodi che registrano la risposta funzionale delle strutture nervose sollecitate.

Al pari dell’elettroencefalogramma gli elettrodi, vengono posizionati sul cuoio capelluto, in corrispondenza di ciascun lobo celebrale.

Dopo aver posizionato correttamente gli elettrodi, al paziente viene fatta indossare una cuffia attraverso la quale viene somministrata una serie di stimoli sonori con caratteristiche, intensità e durata definite (in genere, per circa 10-15 millisecondi).

A ogni suono inviato, corrisponde una risposta sotto forma di segnale elettrico, con caratteristiche correlate al grado di funzionalità del nervo sollecitato o indicative di un potenziale deficit della capacità uditiva.

Per la corretta esecuzione del test dei potenziali evocati uditivi, il paziente viene fatto in genere accomodare su un lettino o una poltrona con poggiatesta, in modo che si possa assumere una posizione completamente rilassata, soprattutto a livello dei muscoli del collo, del viso e della mandibola.

Questo accorgimento non è superfluo, dal momento che contrazioni muscolari a questi livelli si associano a una stimolazione nervosa “di fondo” che può alterare in modo significativo l’esito del test dei potenziali evocati uditivi.

Nel caso dei bambini più piccoli, spesso molto agitati e in allerta durante le visite mediche o comunque distratti da un ambiente non familiare, lo specialista può decidere di effettuare l’esame durante il sonno, spontaneo oppure (più frequentemente) indotto con farmaci adatti per la sedazione in età pediatrica e ben tollerati.

Trattamenti dopo aver effettuato il test abr

Se l’ABR rileva un’ipoacusia neurosensoriale, lo specialista dovrà attivarsi per la ricerca della potenziale causa, in particolare effettuando una RMN per escludere la presenza di neurinomi (schwannomi) del nervo acustico o vestibolare oppure di alterazioni anatomiche congenite o conseguenti a traumi che impediscono una corretta funzionalità nervosa e una precisa trasmissione degli stimoli sonori al tronco encefalico.

Il tipo di cura successivamente indicata dal medico dipenderà dall’esito degli approfondimenti e potrà contemplare, a seconda dei casi, l’applicazione di un apparecchio acustico oppure l’esecuzione di un intervento chirurgico (qualora si debba rimuovere lo schwannoma o correggere un difetto anatomico) e/o la riabilitazione, effettuata con diverse metodologie di miglioramento della comunicazione (verbale, non-verbale/mimica, mista).

Sara Elia

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