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Misofonia: avversione nei confronti del suono

Misofonia: avversione nei confronti del suono

Misofonia: disturbo da rumore, per lo più causato da un altro essere umano. Per chi ne è affetto i rumori masticatori, di deglutizione, i passi, il rumore dei tasti di una tastiera, generano uno stato di ansia, rabbia e agitazione. Questa ipersensibilità causa anche eccessiva sudorazione e accelerazione del battito cardiaco, in quanto il paziente vive in uno stato di perenne allerta. 

Diagnosi Misofonia

E’ causata da un’alterazione del sistema del controllo delle emozioni, provocando un sovraccarico delle funzioni celebrali. Il paziente viene sottoposto a scansione digitale o risonanza magnetica.

Questa serve ad analizzare l’area del cervello dell’amigdala, un gruppo di nuclei a forma di mandorla situati nel sistema limbico. E’ coinvolta nel processo decisionale, nella memoria e nell’emozioni. È anche responsabile della risposta del corpo alle minacce, aumentando di conseguenza battito cardiaco e sudorazione.

Così i sensi (occhi, orecchie, naso e così via) raccolgono le informazioni e vengono elaborati dall’amigdala. Dalla scansione digitale, si può vedere che le persone con misofonia (rispetto a un gruppo di controllo) i suoni specifici sono percepiti come minacce, motivo per cui ci si sente improvvisamente sopraffatti. 

Le scansioni cerebrali mostrano inoltre che le persone affette da misofonia mostrano un modello diverso di connettività nel lobo frontale: la zona del nostro cervello che, tra le altre cose, ha anche il compito di sopprimere reazioni anomale ai suoni.

Terapia Misofonia

Come abbiamo detto la misofonia genera inevitabilmente dei disturbi comportamentali e psichici, viene quindi curata con terapie analoghe ai disturbi neurologici.  Vengono adottati farmaci psicotropi, che trattano appunto le reazioni o i disturbi psichici copresenti piuttosto che la tollerabilità ai suoni.

Alcune terapie psicologiche hanno mostrato una certa efficacia. Tra queste la terapia del suono, o TRT (tinnitus retraining therapy), orientata a elevare la soglia di tollerabilità a specifici suoni. Consiste nel sottoporre il paziente al suono non tollerato, con intensità e durata crescenti. 

Sono utilizzate anche forme di psicoterapia, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale, in particolare quando l’aspetto psicologico del problema è prevalente nelle cause e nelle manifestazioni. Utile, in molti casi, la terapia familiare, quantomeno in quella veste che consente a chi sta attorno al soggetto una migliore conoscenza del problema.