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Un test acustico può svelare se l’Hiv è anche nel cervello

Il test acustico è un metodo innovativo sperimentato da ricercatori statunitensi per valutare se l’Hiv è in grado di determinare anche danni cerebrali (e disturbi cognitivi)

Un test acustico per aprire una finestra su come l’Hiv possa annidarsi anche nel cervello. È quello che ha messo a punto un gruppo di ricercatori statunitensi, desiderosi di fare luce sull’impatto che il virus dell’immunodeficienza acquisita (agente responsabile dell’Aids) può avere anche a livello del sistema nervoso centrale. Anche se sottoposti a un’efficace terapia antiretrovirale, i pazienti positivi all’Hiv possono subire danni al sistema nervoso centrale. All’inizio si pensava che l’Hiv colpisse le loro orecchie. Invece quel che sembra colpita dalla malattia è la capacità del cervello di elaborare i suoni. Non è chiaro se questi problemi siano dovuti alla malattia, alle cure o alla risposta immunitaria dell’organismo. E  individuare questi cambiamenti in maniera precoce è ancora difficile.

Un test simile all’elettroencefalogramma

Per verificare la loro ipotesi, i ricercatori hanno usato quella che viene chiamata risposta in onde di frequenza per una stimolazione evocata da un suono (Ffr). In questo test, le onde cerebrali vengono recepite da elettrodi posti sulla testa (come in un encefalogramma) mentre suoni comuni, della parlata quotidiana, come «ba», «da» e «ga», vengono pronunciati nell’orecchio del paziente. Questo metodo permette – in maniera non invasiva – di registrare le onde cerebrali e verificare le funzioni uditive. «Ci sono molti ingredienti acustici in un discorso: intonazione, sincronizzazione, armonia», spiega Nina Kraus, docente di Scienze della comunicazione e Neurobiologia alla Northwestern University. «Le Ffr ci permettono di far sentire i suoni di un discorso nell’orecchio dei partecipanti all’esperimento e capire come il cervello stia processando questi diversi ingredienti acustici».

Onde disgregate

Nello studio in questione, pubblicato sulla rivista Clinical Neurophisiology, sono state messe a confronto le risposte di 68 adulti positivi all’Hiv e di 59 persone sane. Nei primi pazienti si è visto che le risposte uditive neurofisiologiche a certi spunti apparivano disgregate, anche se ai test dell’udito la risposta risultava normale. Un ostacolo in più, che ha confermato come le difficoltà uditive fossero probabilmente a livello del sistema nervoso centrale. «Quando la mente elabora i suoni, non è come girare la manopola del volume di un apparecchio in cui tutti gli ingredienti vengono resi bene o male – aggiunge Kraus -. Con le Ffr siamo riusciti a vedere quali aspetti dell’elaborazione acustica fossero compromessi per valutare l’esistenza o meno di una specifica firma neurale determinata dall’Hiv».

Questo metodo che crea un’onda cerebrale con uno stimolo acustico su persone della stessa età, offre un nuovo modo di vedere, imparziale. Anche se i pazienti sottoposti alla ricerca non sono molti, la strada tracciata in questo lavoro appare di grande interesse.  Con questo sistema, si può infatti verificare la maggiore e minore presenza di disturbi cognitivi. «E ciò è utile per la cura – conclude l’esperta -. Si può cambiare la terapia se il disturbo si rivela più grande di quanto si credeva, modulare i farmaci in base all’esito dell’esame cerebrale, che è innocuo».

Fonte: fondazioneveronesi.it

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